Covid 19 : gli Ospedali dell’Umbria sono a norma?

Da molte settimane abbiamo rivendicato attenzione da parte di tutti sulla necessità di evitare che l’emergenza dovuta alla pandemia possa.

Da molte settimane abbiamo rivendicato attenzione da parte di tutti sulla necessità di evitare che l’emergenza dovuta alla pandemia possa generare forme dissimulate di discriminazione nell’accesso ai servizi sanitari, soprattutto nelle strutture pubbliche.

Fatto tesoro dell’esperienza della prima ondata del Coronavirus gli Ospedali devono essere in grado di gestire l’accesso dei malati di coronavirus ma anche di tutti coloro che hanno bisogno di assistenza ed interventi per le proprie patologie.

Non abbiamo sottovalutato, pertanto, la portata di un articolo di Umbriajournal pubblicato nei primi giorni di dicembre 2020.

(https://www.umbriajournal.com/cronaca/blitz-della-guardia-di-finanza-presso-gli-uffici-della-regione-umbria-387966/9)

Leggiamo:

Blitz della guardia di Finanza presso gli uffici della Regione Umbria

Blitz della guardia di Finanza presso gli uffici della Regione Umbria. I finanzieri hanno bussato all’assessorato alla Salute due settimane fa e hanno aperto l’indagine sulle gestione dell’emergenza Coronavirus.

C’è un esposto del Condacons che a livello nazione ha fatto muovere le procure d’Italia. Quella perugina guidata da Raffaele Cantone ha aperto un fascicolo affidandolo al pm Massimo Casucci. Tra le carte, quelle che saranno guardate con più attenzione sono quelle relative ai numeri e gestione dei posti letto di Terapia Intensiva.

Thomas De Luca, il portavoce del Movimento 5 Stelle in Assemblea Legislativa dell’Umbria lo riporta in un post su Facebook . De Luca aggiunge anche uno screenshot de il Messaggero. «Il sopralluogo – scrive Thomas De Luca – pare sia avvenuto per acquisire documenti e valutare se la gestione dell’emergenza coronavirus in Umbria sia stata svolta in modo corretto, anche e soprattutto sotto il profilo ospedaliero».

Seguiremo con estrema attenzione il blitz della GDF e chiederemo ragione di quanto accade.

L’aumento dei contagi e dei ricoveri ha fatto tornare alta l’attenzione sulle terapie intensive, e sul loro potenziamento in vista della seconda ondata.

Il conflitto, come su altri temi nel corso di questa crisi, vede contrapposto il governo centrale e le autonomie locali. 

Negli ultimi giorni si sono rincorse accuse incrociate tra stato e regioni rispetto alle responsabilità sulle terapie intensive.

Alcune dichiarazioni del commissario all’emergenza Domenico Arcuri hanno messo in dubbio l’impegno delle regioni su questo fronte:

Pre-crisi, avevamo 5.179 posti letto in terapia intensiva. 

Abbiamo distribuito 3.109 ventilatori e oggi dovremmo avere 8.288 posti attrezzati. 

Invece ne abbiamo 6.628: ne mancano 1.600.  

Giorni fa ho chiesto alle regioni dove sono quei ventilatori e quando attrezzeranno quei posti letto

– Domenico Arcuri al Corriere della sera del 21 ottobre 2020

Sullo stesso tema è intervenuto anche il ministro degli affari regionali Francesco Boccia, rincarando la dose.

In questi mesi sono stati distribuiti ventilatori polmonari ovunque, così come confermato da Arcuri: il problema è dove sono finiti i ventilatori, attendiamo risposte in tempo reale dalle regioni

– Francesco Boccia, dichiarazione riportata da Huffington Post, 16 ottobre 2020

In un momento così delicato, la possibilità di un conflitto tra enti certamente non rassicura sulla gestione di una nuova recrudescenza, e non va nella direzione auspicata solo pochi giorni fa dal presidente della Repubblica.

Occorrono cure, terapie, organizzazione sanitaria efficace, efficiente, ma occorre anche la responsabilità collettiva (…) soltanto il coro sintonico delle nostre istituzioni e della loro attività può condurci a superare queste difficoltà.

– Sergio Mattarella, cerimonia di consegna delle onorificenze di Cavaliere, 20 ottobre 2020

Come spesso succede, quando istituzioni ed enti si rimpallano a vicenda le responsabilità è sempre difficile capire non solo a chi attribuire le diverse competenze, ma persino comprendere gli stessi termini della questione.

Del resto il tema viene posto nel dibattito pubblico in termini di “scomparsa dei ventilatori”, alimentando dubbi e confusione, mentre la questione è più complessa

Il governo a maggio, con il decreto legge 34/2020, ha deciso quasi un raddoppio dei posti di terapia intensiva. 

Con piani la cui predisposizione è rimessa alle regioni e all’approvazione del ministero della salute. 

Le risorse per il potenziamento dei posti sono gestite dal commissario straordinario, che può delegare i presidenti di regione.

Come si vede un quadro di competenze molto articolato, che esclude ricostruzioni semplicistiche

In un momento come quello che stiamo vivendo, è essenziale che i tanti attori coinvolti collaborino insieme, secondo le rispettive responsabilità.

Proviamo a fare chiarezza su questi aspetti attraverso i dati disponibili e ricostruendo i vari passaggi normativi.

I materiali consegnati in questi mesi

Il primo riferimento per verificare le forniture di materiali alle regioni è la piattaforma di analisi distribuzione aiuti della struttura commissariale.

Da questa risulta che tra l’inizio della crisi e il 9 ottobre scorso sono stati distribuiti 3.109 ventilatori per la terapia intensiva e 1.429 per la terapia sub-intensiva, in linea con quanto dichiarato dal commissario straordinario.

Osservando l’andamento nel tempo, emerge anche come l’approvvigionamento di oltre il 90% dei ventilatori polmonari finora consegnati si concentri nei primi 2 mesi dell’emergenza.

Ma questi dati, presi da soli, non ci aiutano a ricostruire il potenziamento della terapia intensiva (e in generale del sistema sanitario) a livello regionale e nazionale.

 Per diverse ragioni, a partire dal fatto che i posti letto per essere operativi non hanno bisogno solo dei macchinari, ma anche di personale sanitario

Un aspetto particolarmente sensibile se – come emerso in un recente report dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari – l’incremento del numero di posti letto in terapia intensiva e quello degli anestesisti non sono andati di pari passo.

1,6 anestesisti e rianimatori per posto letto in terapia intensiva ad oggi. Prima dell’emergenza sanitaria (e dell’aumento dei posti letto deciso a maggio) erano 2,5.

Il tema va inquadrato all’interno della riorganizzazione della rete ospedaliera decisa a seguito dell’emergenza Covid. Una programmazione che si è delineata attraverso una serie di atti, anche di soggetti diversi, dato che la materia incrociava tante competenze differenti: quelle delle regioni, del governo (in particolare del ministero della salute) e della struttura commissariale.

Come funzionano i piani di riordino del sistema sanitario

Dopo i primi interventi immediati di risposta all’emergenza, con il decreto cura Italia (Dl 18/2020) viene deciso un aumento del finanziamento statale del fabbisogno sanitario, pari a 1,4 miliardi di euro per il 2020

Queste risorse serviranno per una serie di interventi, stabiliti dalla stessa legge.

Il cura Italia stabilisce anche che i fondi dovranno essere ripartiti tra le regioni e le province autonome, tenute a loro volta a redigere un programma operativo per la gestione dell’emergenza Covid-19.

Ciascun programma operativo regionale dovrà poi essere approvato dal ministero della salute, di concerto con quello dell’economia, chiamati anche a monitorare sulla sua attuazione.

Sempre con questo decreto, varato il 17 marzo, viene istituito il commissario straordinario per l’emergenza (poi nominato nella persona di Domenico Arcuri con decreto del presidente del consiglio del 18 marzo 2020). 

A questa figura è attribuito un ruolo centrale non solo nell’acquisto dei dispositivi di protezione, ma anche nel potenziamento delle strutture sanitarie, che dovrà seguire in coordinamento con le prerogative già attribuite alle regioni.

Il Commissario, raccordandosi con le regioni, le province autonome e le aziende sanitarie e fermo restando quanto previsto dagli articoli 3 e 4 del presente decreto, provvede, inoltre al potenziamento della capienza delle strutture ospedaliere, anche mediante l’allocazione delle dotazioni infrastrutturali, con particolare riferimento ai reparti di terapia intensiva e sub-intensiva.

– Decreto legge 18/2020, art. 122

Nel quadro delineato dal Cura Italia, è il decreto rilancio (dl 34/2020), approvato il 19 maggio, a stabilire come rafforzare in modo strutturale la rete ospedaliera, fissando degli obiettivi sui posti in terapia intensiva e sub-intensiva.

“(…) è resa, altresì, strutturale sul territorio nazionale la dotazione di almeno 3.500 posti letto di terapia intensiva. Per ciascuna regione e provincia autonoma, tale incremento strutturale determina una dotazione pari a 0,14 posti letto per mille abitanti.”

– Decreto legge 34/2020, art. 2

A questo scopo le regioni, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto, sono state chiamate a predisporre dei piani di riorganizzazione, redatti in base alle linee guida del ministero della salute

Questi piani dovevano contenere la ridefinizione del numero di posti letto, la separazione dei percorsi nei pronto soccorso per garantire la permanenza dei pazienti in sicurezza, misure sul trasporto tra ospedali e sul potenziamento del personale.

Una volta presentato il piano, è il ministero della salute che deve dare l’approvazione, entro altri 30 giorni, in modo che possano essere recepiti all’interno dei programmi operativi regionali previsti dal Cura Italia.

Vale il silenzio-assenso: se il ministero non si esprime negativamente, una volta scaduto il termine il piano è approvato. Se invece il piano della regione viene bocciato, oppure non è stato presentato, è il ministero della salute ad adottarlo entro 30 giorni – sentita la conferenza stato-regioni.

1,4 miliardi stanziati per l’attuazione dei piani di riorganizzazione sui posti letto.

La spesa autorizzata per il riordino della rete ospedaliera è stata ripartita tra le regioni in base all’allegato D del decreto. 

La Lombardia è quella con l’assegnazione maggiore (225 milioni) seguita da Campania (163,8) e Sicilia (123).

Ma come avviene l’attuazione di questi fondi?

Per velocizzare i tempi di realizzazione, il decreto rilancio stabilisce che queste risorse – una volta approvati i piani dal ministero della salute – siano trasferite alla contabilità speciale intestata al commissario straordinario. Il commissario, in coerenza con quanto già previsto dal Cura Italia, procede con tutti i suoi poteri

(…) a dare attuazione ai piani, garantendo la massima tempestività e l’omogeneità territoriale, in raccordo con ciascuna regione e provincia autonoma.”

– Decreto legge 34/2020, art. 2

Alcune regioni hanno chiesto la delega del commissario per le opere di adeguamento o ristrutturazione degli ospedali.

Per farlo, può anche delegare i suoi poteri ai presidenti di regione. È quello che concretamente è successo l’8 ottobre, con le regioni che hanno fatto richiesta della delega per l’attuazione delle opere previste dal piano regionale. Si tratta di AbruzzoCampaniaEmiliaRomagna,  LiguriaPugliaSiciliaValle d’Aosta, e delle province autonome di Bolzano e Trento.

i presidenti di regione o provincia autonoma che agiscono come delegati del commissario straordinario nell’attuazione del piano.

Nell’esercizio della delega, i presidenti devono rispettare direttive e tempistiche stabilite dal commissario.

In base alla delega del commissario, i presidenti di regione possono utilizzare i suoi poteri per le opere edilizie e impiantistiche necessarie per attuare il piano regionale. Si tratta di tutti gli aspetti che riguardano le ristrutturazione degli spazi negli ospedali, come la separazione dei percorsi, la ristrutturazione delle aree di pronto soccorso, di quelle mediche, ecc. I presidenti di regione devono comunque rispettare tempi e direttive stabilite dal commissario straordinario all’emergenza.

E resta comunque ferma la competenza del commissario sulla fornitura delle attrezzature medicali, quelle finalizzate all’allestimento dei posti letto in terapia intensiva e sub-intensiva e dei veicoli attrezzati per il trasporto dei pazienti…”

Ci aspettiamo, pertanto, che venga accertato se la Regione Umbria od il Commissario Arcuri hanno adottato tutte le misure necessarie per il previsto potenziamento del sistema sanitario Umbro.

INVITIAMO TUTTI I CITTADINI A FARCI CONOSCERE LE PROPRIE ESPERIENZE ED A SEGNALARCI EVENTUALI IPOTESI DI DIFFICOLTA’ DI ACCESSO AL SERVIZIO SANITARIO.

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This article was written by codiciumbria

La Storia "CODICI" Centro per i Diritti delCittadino, è un'Associazione di cittadini impegnata ad affermare, promuovere e tutelare i diritti dei cittadini con particolare riferimento alle persone più indifese ed emarginate. Nasce 1987 come CO.DI.CI. e si afferma nel 1993 come coordinamento di associazioni per la tutela dei diritti del cittadino, nel 1998 scioglie la sua struttura confederativa e si trasforma nell' Associazione CODICI centro per i diritti del cittadino, quale associazione impegnata ad affermare i diritti dei cittadini consumatori, senza distinzione di classe, sesso, credenza religiosa e appartenenza politica. Un'attività presente in modo capillare sull'intero territorio nazionale. l'Associazione, infatti, con le sue sedi regionali e provinciali, si caratterizza per il contatto diretto che cerca di creare con i cittadini, al fine di cogliere le reali necessità ed offrire soluzioni concrete. CODICI è: Organizzazione non lucrativa di utilità sociale, ONLUS, il cui scopo è quello di intraprendere ogni attività culturale, politica e giuridica tesa alla promozione, all'attuazione e alla tutela dei diritti del cittadino Associazione Nazionale di Promozione Sociale, riconosciuta presso il Ministero del Welfare, e intraprende tutte quelle azioni che favoriscano l'affermazione di una società democratica e solidale, per la diffusione della cultura, della legalità e del diritto alla cittadinanza. Associazione Nazionale di Consumatori ed Utenti, riconosciuta presso il Ministero delle Attività Produttive; promuove e favorisce una politica di tutela e di informazione in favore dei consumatori. Associazione nazionale antiusura e antiracket, riconosciuta dal Ministero dell'Interno e si prodiga nell'assistenza e solidarietà ai soggetti danneggiati da attività estorsive e dall'usura. GLI STRUMENTI Il CODICI si avvale di variegati strumenti per offrire un servizio utile ai cittadini: lo sportello, presente in tutte le sedi, cui i cittadini possono rivolgersi per segnalare violazioni di diritti, ricevendo un'informazione diretta da parte di operatori specializzati; l'ufficio legale, cui afferiscono i cittadini che hanno subito vessazioni e ingiustizie da parte delle istituzioni pubbliche o private, ricevendo tutela giudiziaria e stragiudiziale; i gruppi territoriali, persone che si confrontano periodicamente sulle problematiche locali ed elaborano azioni di tutela per i cittadini; il Centro Studi, formato da personale qualificato che attraverso dei gruppi di lavoro permanenti analizza ed elabora strategie di intervento in risposta a diversi fenomeni di disagio sociale; l'ufficio stampa organizza conferenze, convegni, e, attraverso una costante attività di monitoraggio e redazione, interagisce con gli organi di informazione e stampa. 

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