Obbligo di vaccino ai sanitari: come difendersi.

Questo articolo non vuole entrare nel merito delle discussioni in materia di Covid-19 e di vaccinazione. E’ tuttavia vero che.

Questo articolo non vuole entrare nel merito delle discussioni in materia di Covid-19 e di vaccinazione.

E’ tuttavia vero che se seguiamo solo il mainstream non riusciremo ad avere informazioni sufficienti per elaborare un’opinione libera ed autonoma.

Questo articolo, pertanto, vuole offrire un elemento di valutazione a chi, dubbioso, ovvero certo dell’inutilità o pericolosità del vaccino, voglia poter disporre di un strumento legale per tutelarsi.

Innanzitutto vogliamo richiamare l’attenzione di chi ci legge sui risultati di alcune ricerche, confermati anche da altri scienziati e medici internazionali e di inattaccabile pedigree:

https://comedonchisciotte.org/vaccini-anti-covid-in-ue-5360-morti-e-240-000-eventi-avversi/

L’entrata in vigore del Decreto Legge n. 44/2021 suscita l’attenzione degli interessati al tema dell’obbligo vaccinale.

Si tratta di una disposizione che, a fronte di un articolato meccanismo di trasmissione di informazione (che coinvolge Ordini professionali, datore di lavoro, Regione e Aziende Sanitarie), porta all’identificazione dei soggetti sottoposti all’obbligo vaccinale e, poi, all’instaurazione di un percorso all’esito del quale, in caso di mancata accettazione di sottoporsi al vaccino, si giunge ad esiti molto drastici: il demansionamento (con possibile riduzione del compenso), ma anche la sospensione del rapporto di lavoro per i dipendenti (con sospensione di ogni forma di reddito), e la sospensione dalla possibilità di esercitare la professione per i liberi professionisti.

Il presupposto logico-giuridico dell’imposizione di una vaccinazione obbligatoria è ovviamente che questa sia indispensabile per il perseguimento di un interesse pubblico.

E nel caso di specie, la narrazione che sostiene l’introduzione della norma sta nell’affermare che il personale sanitario deve essere vaccinato per evitare che esso, nelle proprie attività di contatto con i pazienti, rischi di essere veicolo di contagio del virus.

A fronte di ciò – e considerando la gravità delle conseguenze per i restii alla vaccinazione (oltre che il ricorso alla decretazione d’urgenza) – ci si aspetterebbe quindi una chiara evidenza scientifica della circostanza che i soggetti vaccinati non siano capaci di trasmettere la malattia (almeno per un certo lasso di tempo).

Ma, al riguardo, ecco cosa comunica in modo ufficiale l’Agenzia Italiana del Farmaco sul proprio sito web, nelle sezioni dedicate alle risposte alle domande più frequenti:

Meccanismi d’azione e protezione dei vaccini Pfizer e Moderna

4. Le persone vaccinate posso trasmettere comunque l’infezione ad altre persone?

Gli studi clinici condotti finora hanno permesso di valutare l’efficacia dei vaccini mRNA sulle forme clinicamente manifeste di COVID-19, ma è necessario più tempo per ottenere dati significativi per dimostrare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e contagiare altre persone. Sebbene sia plausibile che la vaccinazione protegga dall’infezione, i vaccinati e le persone che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19.

6. I vaccini proteggono solo la persona vaccinata o anche i suoi familiari?

I vaccini proteggono la singola persona, ma se siamo in tanti a vaccinarci, potremmo ridurre in parte la circolazione del virus e quindi proteggere anche tutte le persone che non si possono vaccinare: la vaccinazione si fa per proteggere sé stessi, ma anche la comunità in cui viviamo.

(Fonte: Aifa – Vaccini a mRNA: domande e risposte, ultima consultazione il 03/04/2021)

Efficacia e sicurezza della vaccinazione con Vaxzevria (ex COVID-19 Vaccine AstraZeneca)

9. Le persone vaccinate posso trasmettere comunque l’infezione ad altre persone?

Gli studi clinici condotti finora hanno permesso di valutare l’efficacia del vaccino Vaxzevria sulle forme clinicamente manifeste di COVID-19. È necessario più tempo per ottenere dati significativi per verificare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e contagiare altre persone. Sebbene sia plausibile che la vaccinazione protegga dall’infezione, i vaccinati e le persone che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19.

(Fonte:Aifa – Vaccini a vettore virale: domande e risposte, ultima consultazione il 03/04/2021)

In altri termini, viene imposta una vaccinazione obbligatoria sulla base di una “plausibile” incapacità di trasmissione del virus da parte dei soggetti vaccinati.

Ma, attenzione, sebbene sia “plausibile” tale incapacità di trasmissione del virus, chi entra in contatto con la persona vaccinata deve comunque adottare le misure di protezione: prescrizione, quest’ultima, che rende evidente come sia altrettanto “plausibile” che essi siano comunque portatori di possibile contagio.

Non solo, quindi, manca l’evidenzia scientifica della mancata trasmissione del virus da parte dei vaccinati: essa neppure è ritenuta “probabile”, ma solo “plausibile” (ossia possibile, come molti fatti che, poi, in effetti, non si verificano) nella stessa misura in cui sia “plausibile” che siano comunque contagiosi.

Su questa base scientifica viene imposto un trattamento sanitario obbligatorio, che ha ad oggetto peraltro la somministrazione di un farmaco dichiaratamente ancora in fase di studi. E, quel che è peggio, ciò avviene nell’assordante silenzio di nessun coro di dissenso (ma forse sarebbe meglio dire nel plauso collettivo).

Non si comprende dunque quale sia la base giuridica (e prima ancora logica) che possa giustificare l’imposizione di un vero e proprio trattamento sanitario obbligatorio. A tale riguardo, invero, si potrebbe eccepire in punta di diritto che non si è davanti ad un vero e proprio trattamento sanitario obbligatorio eseguito coattivamente. I destinatari della norma potrebbero infatti decidere di non sottoporsi ad esso, con l’ “unica” conseguenza di vedersi demansionati o sospesi dal lavoro: quel lavoro che peraltro costituirebbe il fondamento della Repubblica stessa.

In quale tipo di ordinamento è ammissibile una disposizione normativa che impone un trattamento sanitario per il fatto che sia “plausibile” trarne dei benefici per l’interesse pubblico?

Un’ultima considerazione finale sul tema del consenso informato.

Si fa fatica ad immaginare una categoria più attrezzata dei medici a valutare se il trattamento sanitario che gli viene proposto sia adeguato e, dunque, ad esprimere un effettivo consenso informato.

Dovrebbe sorgere una forte preoccupazione, almeno in coloro che ritengono lo strumento del consenso informato un elemento essenziale di civiltà giuridica e medica, già nel vedere che invece che esso viene estorto proprio a coloro che  dovrebbero avere le competenze per farsi un’idea tecnicamente e scientificamente corretta della questione».

*** *** ***

Una volta offerti alcuni elementi di riflessione tracciamo linee Guida Pratiche circa il D.L. 44/2021 circa
c.d. vaccinazione obbligatoria anti covid per operatori sanitari, gli esercenti le professioni
sanitarie e gli operatori di interesse sanitario
(si tratta di valutazioni generali da adattare al caso singolo alcune azioni servono per dilatare i tempi previsti dal decreto altre per inceppare la procedure ed infine altre per agire in giudizio. Oltre al testo del d.m. troverete il commento )

Una volta offerti alcuni elementi di riflessione tracciamo linee Guida Pratiche circa il D.L. 44/2021 circa
c.d. vaccinazione obbligatoria anti covid per operatori sanitari, gli esercenti le professioni
sanitarie e gli operatori di interesse sanitario
(si tratta di valutazioni generali da adattare al caso singolo alcune azioni servono per dilatare i tempi previsti dal decreto altre per inceppare la procedure ed infine altre per agire in giudizio. Oltre al testo del d.m. troverete il commento )

Il D.l.44\2021.

1. Si tratta di un decreto legge che dovra’ essere convertito in legge entro 60 gg dal 02.04.2021 data della sua entrata in vigore; Vi risparmio le questioni circa la legittimità costituzionale ed altro ma si deve precisare che pertanto questi 60 giorni si devono sfruttare tutti perche se il decreto non venisse convertito o venisse convertito con modificazioni che eliminassero l’obbligo chi si fosse nel frattempo vaccinato non potrebbe di certo tornare indietro.
2. Leggete bene il comma 1 dell’art. 4 che è assolutamente generico per cui potrebbe riguardare rapporti di lavoro pubblici e privati dipendenti o liberi professionisti. Ogni richiesta che vi dovesse giungere fatevela mettere per iscritto e non trattate a voce alcunché; Non firmate nulla senza prima aver consultato un legale. Fate rimuovere cartelli o elenchi affissi in pubblico o dalle varie chat che sono in violazione delle leggi in materia di privacy.
3. il comma 2 prevede: “…Solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale, la vaccinazione di cui al comma 1 non e’ obbligatoria e puo’ essere omessa o differita. Questo è un punto chiave. Occorre mandare una pec o mail al proprio medico con un testo che sto predisponendo affinche il medico certifichi in un modo o nell’altro. Non si può sottrarre alla certificazione in quanto è suo dovere deontologico. Bisogna portare i medici di base a scrivere che non sussiste alcun pericolo per la salute del paziente (quindi a sollecitare la loro responsabilità personale) e dunque si deve sfruttare ogni genere di appiglio ( essere già stati positivi, essere stati ammalati, desiderio di gravidanza, Immunoglobuline iGg iGa iGm igE Anticorpi per patologie autoimmuni ANA. ENA ANCA ASMA D-DIMERO OMOCISTEINA ecc ecc);
4. i commi 3,4,5 sono quelli che riguardano i dati 3. Entro cinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ciascun Ordine professionale territoriale competente trasmette l’elenco degli iscritti, con l’indicazione del luogo di rispettiva residenza, alla regione o alla provincia autonoma in cui ha sede. Entro il medesimo termine i datori di lavoro degli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attivita’ nelle strutture sanitarie, sociosanitarie, socio-assistenziali, pubbliche o private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali trasmettono l’elenco dei propri dipendenti con tale qualifica, con l’indicazione del luogo di rispettiva residenza, alla regione o alla provinciaautonoma nel cui territorio operano. Non esiste alcun obbligo per gli ordini ed i datori di lavoro di inviare questi dati perche l’omissione non è sanzionata e dunque potrebbero metterci 10 giorni come non inviare alcun dato; 4. Entro dieci giorni dalla data di ricezione degli elenchi di cui al comma 3, le regioni e le province autonome, per il tramite dei servizi informativi vaccinali, verificano lo stato vaccinale di ciascuno dei soggetti rientranti negli elenchi. Quando dai sistemi informativi vaccinali a disposizione della regione e della provincia autonoma non risulta l’effettuazione della vaccinazione anti SARS-CoV-2 o la presentazione della richiesta di vaccinazione nelle modalita’ stabilite nell’ambito della campagna vaccinale in atto, la regione o la provincia autonoma, nel rispetto delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali, segnala immediatamente all’azienda sanitaria locale di residenza i nominativi dei soggetti che non risultano vaccinati. (questa trasmissione dei dati potrebbe essere illegittima in quanto quello che fa la differenza non è tanto il consenso o no dell’interessato ma il fatto che la previsione normativa consente il trattamento dei dati in forza di legge o di regolamento non quindi per decreto legge. Le varie diffide che avete visto possono essere utili se non a bloccare l’iter almeno per chiedere i danni poi e dunque vanno quindi inviate alla regione o alle province autonome che sono loro a segnalare chi non fosse vaccinato 5. Ricevuta la segnalazione di cui al comma 4, l’azienda sanitaria locale di residenza invita l’interessato a produrre, entro cinque giorni dalla ricezione dell’invito, la documentazione comprovante l’effettuazione della vaccinazione, l’omissione o il differimento della stessa ai sensi del comma 2, ovvero la presentazione della richiesta di vaccinazione o l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale di cui al comma 1. (quindi chi esibisce la documentazione del medico di medicna generale di cui al comma 2 interrompe a questo punto il procedimento senza particolari conseguenze visto quanto previsto dal comma 10 e 11 10. Salvo in ogni caso il disposto dell’articolo 26, commi 2 e 2-bis, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, per il periodo in cui la vaccinazione di cui al comma 1 e’ omessa o differita e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, il datore di lavoro adibisce i soggetti di cui al comma 2 a mansioni anche diverse, senza
decurtazione della retribuzione, in modo da evitare il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2.
11. Per il medesimo periodo di cui al comma 10, al fine di contenere il rischio di contagio, nell’esercizio dell’attivita’
libero-professionale, i soggetti di cui al comma 2 adottano le misure di prevenzione igienico-sanitarie indicate dallo specifico protocollo
di sicurezza adottato con decreto del Ministro della salute, di
concerto con i Ministri della giustizia e del lavoro e delle
politiche sociali, entro venti giorni dalla data di entrata in vigore
del presente decreto.In caso di mancata presentazione della documentazione di cui al primo periodo, l’azienda sanitaria locale, successivamente alla scadenza del predetto termine di cinque giorni, senza ritardo, invita formalmente l’interessato a sottoporsi alla somministrazione del vaccino anti SARS-CoV-2, indicando le modalita’ e i termini entro i quali adempiere (in questo caso si faranno valere le azioni per un corretto consenso informato quindi decine di domande che dovranno essere obbligatoriamente seguite da una risposta) all’obbligo di cui al comma 1. In caso di presentazione di documentazione attestante la richiesta di vaccinazione, l’azienda sanitaria locale invita l’interessato a trasmettere immediatamente e comunque non oltre tre giorni dalla somministrazione, la certificazione attestante l’adempimento all’obbligo vaccinale.

A questo punto ma non è da escludere prima il lavoratore potrebbe rivolgersi con un ricorso di urgenza art. 700 c.p.c. al giudice del lavoro per chiedere l’esenzione dalla vaccinazione in quanto lo scopo dichiarato del decreto legge sarebbe quello di contenere la contagiosità che invece dalle stesse fonti ufficiali non è affatto possibile anzi esattamente il contrario.

Abbiamo predisposto le lettere ed il ricorso.

Per chiarimenti e tutela potete contattarci tramite i moduli che seguono.

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This article was written by codiciumbria

La Storia "CODICI" Centro per i Diritti delCittadino, è un'Associazione di cittadini impegnata ad affermare, promuovere e tutelare i diritti dei cittadini con particolare riferimento alle persone più indifese ed emarginate. Nasce 1987 come CO.DI.CI. e si afferma nel 1993 come coordinamento di associazioni per la tutela dei diritti del cittadino, nel 1998 scioglie la sua struttura confederativa e si trasforma nell' Associazione CODICI centro per i diritti del cittadino, quale associazione impegnata ad affermare i diritti dei cittadini consumatori, senza distinzione di classe, sesso, credenza religiosa e appartenenza politica. Un'attività presente in modo capillare sull'intero territorio nazionale. l'Associazione, infatti, con le sue sedi regionali e provinciali, si caratterizza per il contatto diretto che cerca di creare con i cittadini, al fine di cogliere le reali necessità ed offrire soluzioni concrete. CODICI è: Organizzazione non lucrativa di utilità sociale, ONLUS, il cui scopo è quello di intraprendere ogni attività culturale, politica e giuridica tesa alla promozione, all'attuazione e alla tutela dei diritti del cittadino Associazione Nazionale di Promozione Sociale, riconosciuta presso il Ministero del Welfare, e intraprende tutte quelle azioni che favoriscano l'affermazione di una società democratica e solidale, per la diffusione della cultura, della legalità e del diritto alla cittadinanza. Associazione Nazionale di Consumatori ed Utenti, riconosciuta presso il Ministero delle Attività Produttive; promuove e favorisce una politica di tutela e di informazione in favore dei consumatori. Associazione nazionale antiusura e antiracket, riconosciuta dal Ministero dell'Interno e si prodiga nell'assistenza e solidarietà ai soggetti danneggiati da attività estorsive e dall'usura. GLI STRUMENTI Il CODICI si avvale di variegati strumenti per offrire un servizio utile ai cittadini: lo sportello, presente in tutte le sedi, cui i cittadini possono rivolgersi per segnalare violazioni di diritti, ricevendo un'informazione diretta da parte di operatori specializzati; l'ufficio legale, cui afferiscono i cittadini che hanno subito vessazioni e ingiustizie da parte delle istituzioni pubbliche o private, ricevendo tutela giudiziaria e stragiudiziale; i gruppi territoriali, persone che si confrontano periodicamente sulle problematiche locali ed elaborano azioni di tutela per i cittadini; il Centro Studi, formato da personale qualificato che attraverso dei gruppi di lavoro permanenti analizza ed elabora strategie di intervento in risposta a diversi fenomeni di disagio sociale; l'ufficio stampa organizza conferenze, convegni, e, attraverso una costante attività di monitoraggio e redazione, interagisce con gli organi di informazione e stampa. 

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